Il concetto di “devianza” è strettamente connesso alle norme sociali e culturali di una specifica epoca. Queste norme sono co-costruite e condivise da coloro i quali compongono con ruoli diversi l’apparato sociale. Deviare o commettere un’azione deviante vuol dire dunque spezzare un patto sociale e condiviso e venir meno alle norme e alle regole stabilite. Essendo tuttavia le norme legate ad uno specifico contesto storico e culturale, il concetto di devianza è relativo e può modificarsi in base all’evolversi del medesimo contesto. Per tale ragione possiamo affermare che la devianza non è una caratteristica ontologica dell’individuo ma piuttosto la risposta sociale ad un comportamento diverso, appunto che devia, dalla norma.
La devianza è quindi un costrutto sociale che non ha a che fare con l’apparato personologico ma piuttosto è determinata dall’interazione del mondo sociale e comportamentale dei singoli individui che posso decidere di aderire o meno a determinate norme condivise. Le norme a cui facciamo riferimento possono essere formali e informali. Le norme formali sono vincoli normativi tradotti in precetti, codificati e regolamentati, mentre le norme informali sono costituite da consuetudini e descrivono la coesione di un gruppo o comunità sociale. La norma all’interno di un gruppo sociale assolve il compito di anticipare delle aspettative di comportamento, qualora fosse disattesa infatti comporterebbe delle reazioni di disapprovazione e sanzione che verterebbero a ristabilire l’equilibrio.
Ognuno di noi è inserito in diversi contesti in cui ricopre un ruolo diverso. La stessa società crea delle aspettative di ruolo e dei codici di comportamento specifici e consoni a quel ruolo. Da questo punto di vista deviare vuol dire anche tradire un’aspettativa sia della norma che del ruolo, che viene confermato e rafforzato dal contesto. Il ruolo può essere sia positivo che negativo, trasformandosi in pregiudizio o stigma. Il controllo sociale invece media il rapporto tra il ruolo sociale e il rispetto della norma. Esiste un controllo sociale positivo/negativo, esercitato attraverso un sistema di premi e punizioni, rinforzi positivi e negativi che incoraggiano o scoraggiano un dato comportamento.
Mentre, il controllo formale/informale è stabilito attraverso dei regolamenti delle norme e varia proporzionalmente alla complessità della struttura sociale in cui si applica. Infine, il controllo interno fa riferimento alla capacità della persona di interiorizzare le norme apprese, imparando ad autogestire e autoregolare il proprio comportamento nel rispetto delle stesse. Al contrario il controllo esterno è mantenuto da figure professionali quali ed esempio il poliziotto o il giudice, formati per garantire il controllo sociale, riconosciuto dalla società per meglio garantire la sicurezza e il rispetto delle regole. Dal punto di vista sociologico, la devianza diviene crimine quando minaccia il benessere sociale, rappresentando una sfida al sistema e alla sicurezza, comportando un intervento che prevede la reclusione di coloro i quali commettono azioni definite criminali e il ristabilirsi della conseguente omeostasi sociale.
In questa tentata omeostasi che i gruppi sociali e i singoli cercano di mantenere affidandosi e a volte aggrappandosi alle norme e alle consuetudini, sono immersi i nostri adolescenti. Giovani che stanno maturando le loro aspettative e le loro conoscenze sulla società e sulle relazioni e che sono alla continua ricerca di sensazioni, emozioni e risposte. In questo periodo dello sviluppo, le regole normative e i concetti logici che mantengono l’omeostasi vengono meno e la voglia e il bisogno di scoprire e conoscere attraverso il proprio corpo e la propria mente prendono il sopravvento. Il concetto di norma e devianza è difficile da interpretare, in quanto l’adolescenza con i suoi repentini cambiamenti, il bisogno di autonomia e vicinanza, i suoi conflitti e le sue paure descrive un’inversione interpretativa rispetto a ciò che ci si aspetta in un soggetto adulto.
Infatti si può asserire, in base alle principali teorie psicologiche e sociali sullo sviluppo che la tendenza a deviare, ossia a spingersi oltre i limiti normativi predisposti dal contesto familiare e sociale è una prerogativa che caratterizza l’adolescenza, connotando dunque una devianza normativa. Ovviamente ciò non vuol dire che tutti gli adolescenti sentono il bisogno di evadere dalle regole ma che la trasgressione è una componente che fa parte di questa fase dello sviluppo. La devianza definita normativa è quella che possiamo riscontrare in tutti quegli adolescenti che provano per la prima volta la sensazione di andare oltre i propri limiti.
A tal proposito è fondamentale distinguere due forme di devianza. La devianza contingente che a che fare con il periodo adolescenziale e comporta una serie di azioni e comportamenti trasgressivi che diminuiscono sino a concludersi con l’età adulta; e la devianza persistente, che non è legata ad uno specifico periodo dello sviluppo ma piuttosto ad una modalità comportamentale che porta l’individuo ad agire una condotta criminogena che persiste nel tempo, fino a trasformarsi in una vera e propria carriera deviante o criminale (De Leo, 1996). Per tale ragione bisogna prestare molta attenzione al comportamento messo in atto dall’adolescente e al significato espresso, non sempre conforme con l’apparenza.
Riferimenti bibliografici
De Leo, G. (1996). Psicologia della responsabilità.Laterza: Roma-Bari.
Frazzetto, T. & Volpini, L. (2013). La criminalità minorile. Strategie e tecniche per l’intervento e l’orientamento. Maggiolini Editore: Santangelo di Romagna (RN).
Psicologo clinico esperto in psicologia giuridica e forense. Mi occupo di ricerca nell’ambito del disagio giovanile, delle dipendenze da sostanza e comportamentali, del trattamento e della riabilitazione sociale di adolescenti e adulti detenuti.
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