La società attuale è caratterizzata da una forte complessità. Tale complessità è percepita e vissuta dai giovanissimi con un senso di irrequietezza e smarrimento. Sensazioni che si traducono spesso in azioni rischiose o illecite. L’identità personale elaborata dai giovani è oggi caratterizzata da incertezza, disordine e incapacità di relazionarsi adeguatamente all’altro. Tale prospettiva è indice di disagio, termine che indica una situazione di sofferenza e malessere e che può manifestarsi a livello individuale, sociale, familiare e amicale. Il disagio implica una progressiva chiusura in sé stessi e una ricerca di confronto e conforto da agenti esterni che possono essere rappresentati dal gruppo dei pari a volte o da condotte specifiche di comportamento, che garantiscano l’aderenza e l’appartenenza a qualcosa. Per l’adolescente che prova un forte senso di disagio non è l’azione ad essere rivestita di significato ma la motivazione sottesa.
Per tale motivo non sempre è possibile parlare di scelta consapevole da parte dei giovani nei confronti delle azioni illecite. La valutazione delle conseguenze è a volte poco chiara. Inoltre l’adolescente che non percepisce dei forti legami sociali e familiari potrebbe essere più propenso alla scelta di determinati comportamenti e potrebbe non avere un supporto o un sostegno tali da motivarlo in senso contrario. Il concetto di disagio è stato esplorato dalla pedagogia e dalla psicologia ed è una condizione che deriva da percezioni soggettive. Il disagio può essere percepito dalle altre persone ma non sempre è chiaramente visibile. Molti adolescenti conducono vite parallele e tengono testa alla duplicità delle realtà che si sono costruiti, l’una da figlio e studente modello, l’altra totalmente opposta. Entrare in contatto con i giovani non è semplice soprattutto quando si sentono vulnerabili e nascondono un disagio.
Il disagio ha molte facce, la sociologia ha posto l’accento sulle problematiche relazionali fra l’individuo e il suo contesto, diversamente dalla criminologia che ha spostato il focus su concetto di rottura del patto sociale e devianza dalla norma che comporta lo stigma sociale. Il disagio è inevitabilmente determinato da una causa scatenate e può mostrarsi attraverso varie modalità. Un esempio esplicativo è l’uso della violenza che rappresenta una forma di disadattamento dell’individuo al suo contesto e alle relazioni.
La forma di violenza più comune fra i giovani è il bullismo e nasconde un chiaro segnale di disagio da parte di chi lo agisce. L’adolescente che mette in atto condotte violente nei confronti di soggetti percepiti come più deboli potrebbe aver subito o assistito a violenza intra-familiare, negligenza o maltrattamenti; o ancora potrebbe nutrire una forte paura di essere emarginato e isolato dagli altri se percepito come debole, per cui dimostra la propria superiorità attraverso il bullismo.
Quanto descritto sino ad ora mostra chiaramente come il disagio derivi da un conflitto interpersonale e intrapersonale. L’adolescente sperimenta un senso di inadeguatezza che fa capo spesso ad analfabetismo emotivo e sfiducia nei confronti dell’altro e delle istituzioni. Queste difficoltà non consentono all’adolescente di sperimentare e costruire un’identità integra e salda. Le tipologie di disagio che possiamo individuare sono:
Evolutivo endogeno: questo tipo di disagio è connesso ai cambiamenti noti di questa fase specifica dello sviluppo. Per cui è connotato da transitorietà e non è permanente.
Socioculturale esogeno: questo disagio fa capo invece ai cambiamenti sociali e ad una difficoltà di adattamento nel proprio contesto. Potrebbe non essere transitorio.
Cronicizzante: dall’unione dei fattori di rischio individuali e familiari deriva un tipo di disagio che tende a cronicizzarsi nel tempo acquisendo una sua permanenza.
Alcuni giovani riescono a superare il disagio attraverso risorse individuali, contestuali e familiari, i così detti fattori protettivi. Altri invece rimangono bloccati in un disagio cronico che può consolidarsi in una identità deviante. Le cause di questa devianza sono molteplici e derivanti da una reciproca influenza fra fattori sociali, familiari e individuali. Ciò che accomuna i giovani che soffrono di un disagio è sicuramente il rischio. Di per sé il rischio non conduce alla devianza ma è un elemento facilitatore quest’ultima.
Vivere in condizioni di rischio non sempre equivale a mettere in atto comportamenti devianti. Questi ultimi sono caratterizzati soprattutto da una dissociazione dalle aspettative consolidate e condivise. In questo contesto si sviluppa ciò che si definisce anomia, ossia mancanza di norme. Le regole e il contrasto fra queste genera nell’adolescente un progressivo allontanamento da qualsiasi norma condivisa, per potersi sperimentare come soggetto libero e come individuo.
Riferimenti bibliografici
Di Cristiana Cardinali & Michela Luzi. (2016). Devianza Minorile: Interpretare l’adolescenza nella società contemporanea.Collana Cronotopi: Roma.
Psicologo clinico esperto in psicologia giuridica e forense. Mi occupo di ricerca nell’ambito del disagio giovanile, delle dipendenze da sostanza e comportamentali, del trattamento e della riabilitazione sociale di adolescenti e adulti detenuti.
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