Meno condanne più alternative per i minori

minore

Meno condanne più alternative per i minori

Mettiamo alla prova i ragazzi

I comportamenti devianti messi in atto dagli adolescenti possono essere determinati da processi di socializzazione che derivano dalla famiglia e dall’educazione primaria ricevuta. Molto spesso le informazioni veicolate dai mass media circa gli adolescenti che commettono reati sono parziali e slegate dal contesto di riferimento. Questo produce incomprensione del fenomeno o scarsa conoscenza delle implicazioni dello stesso e comporta una progressiva incapacità da parte del singolo individuo e della stessa società di comprendere il minore “deviante”. Viviamo in un contesto di transizione rispetto al fenomeno della devianza in adolescenza. Si assiste infatti ad alcune modifiche positive rispetto agli anni passati, che vedevano il minore trascurato e recluso senza possibilità di presa in carico.

Oggi assistiamo ad una progressiva diminuzione delle segnalazioni all’Autorità Giudiziaria Minorile e ai Servizi della Giustizia Minorile; a una diminuzione degli arresti e dei conseguenti ingressi in Istituto Penale Minorile e ad una maggiore tendenza al collocamento in comunità educativa. Dietro questi cambiamenti vige sicuramente una scelta pedagogica. Il 38% dei minori italiani vengono collocati in comunità e per il 31% è predisposta la permanenza in casa, mentre sono ancora poco frequenti le prescrizioni, applicate solo nel 14% dei casi e la custodia cautelare in Istituto Penale Minorile (IPM), applicata nel 17% dei casi per i minori italiani e nel 31% dei casi per i minori stranieri, per i quali dal 2011 è stata applicata la misura del collocamento in comunità (35%). Queste misure derivano da una maggiore consapevolezza delle condizioni di rischio presenti nei contesti carcerari, quali bullismo, mobbing, inattività forzata e progressivo declino psicofisico. Tutti aspetti maggiormente gravi se pensati in un minore in via di sviluppo.

Il cambiamento è possibile

Assistiamo ad una diminuzione degli ingressi dei minori in IPM, inoltre il numero di ragazzi stranieri è diminuito, al contrario delle ragazze, le quali sono in misura minore italiane. Alla diminuzione degli arresti corrisponde una maggiore presa in carico da parte dell’ ‘U.S.S.M. (Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni). In particolare il collocamento in comunità disposto nell’ambito della messa alla prova è la procedura che ha raggiunto il numero più elevato. Questo atteggiamento denota il riconoscere alla misure alternative un potere trainante di cambiamento che possa essere per il minore un’opportunità che gli permetta di evitare di entrare nel circuito penale.

La comunità è uno strumento educativo che si connota come intermediario fra il minore, la sua famiglia e il contesto e che vede come principale obiettivo quello di accompagnare il minore verso un percorso di crescita, creando e co-costruendo alternative al reato e alla devianza. La comunità educativa investe anche il ruolo di surrogato artificiale di un contesto familiare marginale o assente, facendo le veci della stessa qualora il ragazzo esperisca una condizione di trascuratezza psicologica ed emotiva. Inoltre la comunità oggi deve far fronte anche a problemi psichiatrici e di tossicodipendenza.

Nuove prospettive di dialogo

Il lavoro con i minori in messa alla prova è complesso e non privo di insidie. Sul piano d’intervento da una parte è necessario conoscere e riconoscere i bisogni del minore, dall’altro aiutarlo a stabilire una relazione positiva con il contesto e con le proprie attitudini, passando attraverso molte resistenze e incomprensioni. La messa alla prova non è solo uno strumento alternativo alla pena ma è anche una seconda possibilità che viene fornita ai minori in un’ottica di cambiamento possibile. Il tasso di recidiva per coloro i quali sono stati affidati alla messa alla prova scende di dieci punti percentuali rispetto ai coetanei condannati. Queste evidenze sottolineano ancora una volta la necessità di investire sui minori che hanno carichi penali, ovviamente senza cadere in generalizzazioni e dando la possibilità di cambiare a coloro i quali si impegnano in tal senso.

Tutto ciò si basa soprattutto sul sistema politico, economico e sociale in cui il minore è inserito. Non si può ignorare il welfare che si intreccia inevitabilmente con il sistema giuridico e giudiziario minorile e che non sempre è in grado di fornire le risposte più adeguate al disagio; tuttavia si è sempre più vicini ad una percezione olistica del minore autore di reato. Una visione consapevole del disagio vissuto e della “crisi” che in parte coinvolge il minore e in parte il contesto in cui vive. Questa percezione garantisce anche nuove forme di progettazione e investimento verso una forma di giustizia definita “dialogante”, ossia disposta all’ascolto e allo scambio, in sintonia con l’orientamento di pensiero europeo che promuove e incentiva il cambiamento attraverso programmi di giustizia riparativa.

Riferimenti bibliografici

Mastropasqua, I. & ‎Totaro, M.S. (2015). 2° Rapporto sulla devianza minorile in Italia. Gangemi Editore, Roma.

 

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *